Costruirsi un futuro attraverso il lavoro nel 21mo secolo

Credete ancora che la modalità di lavoro vincente oggi sia farsi assumere da una azienda, possibilmente prestigiosa, non mollarla più e puntare alla carriera?.

Sembrerebbe che nei fatti la maggior parte delle persone ambisca proprio a questo o comunque un lavoro così detto “sicuro”; spesso mi sento dire “non voglio problemi punto a farmi assumere”, “non mi darò pace finchè non troverò una azienda che mia assuma”, oppure “sto bene in un posto dove mi reco ogni giorno senza preoccupazioni e lo stipendio sicuro”.

Queste affermazioni sono radicate nel profondo di ognuno di noi, si voglia ammetterlo o no, siamo delle macchine biologiche ed il nostro cervello viene per così dire programmato e plasmato come un software negli anni.

Riceviamo un imprinting fin da piccoli: parenti, educatori ci hanno ripetuto migliaia di volte che il modo migliore per inserirsi efficacemente nel mondo del lavoro sia proprio l’assunzione a tempo indeterminato.

Ma cerchiamo di riflettere un attimo con la nostra testa senza lasciarci trasportare da luoghi comuni o condizionamenti sociali (purtroppo non accorgendosene siamo proprio la sommatoria di questi condizionamenti!, i condizionamenti influiscono negativamente durante tutta la nostra vita…).
Innanzi tutto è importante fare un distinguo tra quella che era la realtà lavorativa 30 anni fa ed oggi. I nostri genitori avevano una situazione diversa:

  • guadagnavano più di noi
  • l’economia era più solida
  • il mondo del lavoro meno competitivo
  • la previdenza navigava in acque migliori
  • l’età in cui si andava in pensione era ragionevole

All’epoca dei nostri genitori il modello “laureati fatti assumere in una azienda, lavora per essa tutta la vita e vai tranquillamente in pensione” funzionava.

Un lavoratore medio negli anni 70-80 poteva, coi proventi del proprio lavoro, comprarsi senza grosse difficoltà una casa, avere dei ritmi di vita meno stressanti e magari in azienda poteva, se era dipendente, sedersi un pochino e questo non dava fastidio a nessuno…(diciamo così 😊 ).

Oggi la realtà è drasticamente cambiata, la globalizzazione ed il regime di competitività mondiale ci ha messo in concorrenza con indiani cinesi, non più contadini analfabeti ma ingegneri e tecnici di alto profilo, non ci si può più sedere un pochino! Neanche con un contratto indeterminato in una prestigiosa azienda; si rischia troppo se si perdono delle competenze!!, si rischia di farsi allontanare dall’azienda stessa e magari ritrovarsi senza il giusto skill per ripartire, chi si ferma è spacciato!.

Se per le aziende inizi ad essere vecchio a 40-50 anni è altresì vero che hai ancora una vita lavorativa davanti perché per lo stato andrai in pensione dopo i 70 anni! E’ un paradosso ma è così!.

Allora assistiamo tutti i giorni ad un esercito di persone “inadeguate” che rincorre skill sempre più avanzati, dovendo trascurare per necessità di cose salute, sport, famiglia hobbies ecc…, obbligati a correre costantemente e a recarsi per almeno 8 ore al giorno in ufficio.

Fermiamoci un attimo e valutiamo alcune cose:
che vantaggi abbiamo a lavorare per un ente che ci mette sotto una campana di vetro (o meglio io la definirei di cristallo), che limita le nostre opportunità? Lavorando per una ditta non è così stimolante come lavorare in proprio per diversi aspetti:
non si ha la consapevolezza di come va il mercato, si cresce professionalmente di meno, si cresce di meno anche come persone in quanto non sei obbligato a sviluppare certe abilità, tutto questo al giorno d’oggi si può ritorcere contro. Oggi non vi è garanzia di nulla, men che meno del posto fisso che ormai non esiste più.

Oggi la permanenza media in una azienda non dovrebbe superare i 4-5 anni, altro che i 40 o 50 anni di una volta.

Addirittura all’estero una persona che dice di aver lavorato per 10 anni per un’unica realtà non viene valutata positivamente.

E poi diciamocelo, se come dipendente occorre comunque mantenersi ad un livello di skill molto alto perchè l’azienda lo pretende a questo punto che vantaggio si ha a rimanere in azienda?. Se si possiedono le competenze meglio fare per se con altri che la pensano come te no?.
Spesso però il nostro cervello pigro sceglie la strada che reputa meno problematica, si rintana nell’area di confort, questo atteggiamento ci danneggia, non ci protegge!!.

L’autonomo convive giorno per giorno con uno spettro, il lavoro che può esserci o mancare, la completa responsabilità di ciò che fa sulle sue spalle, questo sentimento di paura va accettato perché è la benzina che serve per motivarci giorno per giorno a fare meglio ed a crescere.

Il lavoratore oggi dovrebbe essere disposto a spostarsi anche all’estero per periodi più o meno lunghi, mettere meno radici con la propria famiglia in un posto, l’italiano è molto radicato alla sua terra, ma questo contrasta con le esigenze odierne; la globalizzazione, i mezzi di trasporto, internet e la tecnologia ha fatto ormai cadere anche questa barriera e la famiglia dei nomadi digitali continua a crescere di numero nel mondo.

Il motto dell’autonomo dovrebbe essere ‘CANI’ “Constant & never ending improvement” come sostiene il noto coatch americano Tony Robbins. Ambire ad un continuo miglioramento ed apprendimento che non finisce mai.

Se si rimane sempre sul mercato e si raccolgono soddisfazioni questo ci gratifica molto e ci da la forza per andare aventi e fare ancora meglio.
Parallelamente un lavoratore dovrebbe costruirsi delle rendite automatiche passive.

Non basta lavorare in un settore! Troppo rischioso al giorno d’oggi.

Occorre crearsi degli asset diversificati, più entrate variegate in diversi ambiti.

Solo così abbassiamo il livello di rischio e ci mettiamo al riparo da eventi contingenti.

Al giorno d’oggi a mio avviso si dovrebbe cercare di coprire i seguenti ambiti:

  • Buone competenze nella propria area lavorativa: rappresentano l’asset numero uno che supera qualsiasi crisi finanziaria, in quanto fanno parte del bagaglio personale di ciascuno di noi. Occorrerebbe cercare nel proprio ambito di innescare dei business che nel tempo non dipendano più dall’apporto lavorativo in modo proporzionale.
  • Conoscenza degli strumenti per poter investire autonomamente nei mercati finanziari: non occorre una laurea ma solo buona volontà metodo e costanza in modo da familiarizzare con una piattaforma online che permetta di investire in borsa e nel contempo approntare una strategia per investire con profitto i propri risparmi.
  • Possedimenti o quote nel mercato immobiliare: possedere delle rendite costanti provenienti da affitti è un’ottima cosa.

Lavorare in quest’ottica a medio/lungo termine credo sia la scelta più indicata e giusta al giorno d’oggi, lo scenario è cambiato drasticamente!.

Nel tempo si verranno a creare le circostanze che ti permetteranno di vivere più serenamente, avendo più tempo a disposizione grazie alle rendite passive che lavorano per te e sarai più benestante grazie al meccanismo delle rendite composte (le rendite passive crescono nel tempo). Sarai più appagato e soddisfatto della tua vita lavorativa, avendo creato qualcosa di tuo e forse te ne potrai andare in pensione prima con serenità.

Se si sceglie di immolarsi al lavoro in azienda per tutta la vita (ammesso che si riesca a rimanere fino a 70 anni in azienda…) senza innescare alcuna delle dinamiche descritte il futuro è molto incerto e rischioso a mio avviso.

 

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