Meglio cashflow o capital gain? Analizziamone pro e contro.

La libertà finanziaria è una condizione in cui non si dovrebbe avere più la necessità di lavorare se non per tarare i propri investimenti e tenersi informati, perché il mondo evolve così come le tipologie di asset che potrebbero non rilevarsi più così efficaci come qualche anno fa.

Fondamentalmente comunque dovrebbe trattarsi di una attività non certo a tempo pieno, che lascia notevole spazio a disposizione, ecco perché chi mira a raggiungere l’indipendenza finanziaria dovrebbe privilegiare le rendite da cashflow a quelle da capital gain.

Fermiamoci un attimo e diamo una definizione a queste due tipologie di rendita:

Capital gain: si tratta di una rendita generalmente a “rischio più elevato” rispetto quella da cashflow ma che può portare dei profitti più elevati nelle tasche dell’investitore.

Fondamentalmente l’investitore guadagna sul margine realizzato tra l’acquisto di un bene e la messa in vendita del medesimo ad un prezzo superiore a quello di acquisto.

Questo margine costituisce il profitto.

Facciamo un esempio: acquistare delle azioni in borsa presuppone, se l’operazione andrà a buon fine, che queste verranno vendute ad un prezzo superiore, generando del profitto (capital gain) per l’azionista; o ancora, acquisto una casa all’asta, la metto a posto con una operazione di home staging minimizzando i costi di sistemazione e la rivendo ad un prezzo maggiore realizzando anche qui un margine.

Operazioni di questo tipo possono generare margini elevati in tempi relativamente brevi. La possibilità di realizzare grossi guadagni spinge la maggior parte delle persone, sull’onda emotiva (lauti guadagni apparentemente facili, che sembrano a portata di mano), a privilegiare questa tipologia di investimento, sottovalutando i rischi, che sono generalmente elevati o quantomeno equiparati al rendimento, vale a dire più è alto il rendimento più il rischio aumenta.

Oltretutto chi utilizza questa strategia di investimento deve costantemente lavorare per far fruttare il proprio capitale, in quanto, realizzato un capital gain, occorre reinvestire i soldi in un’altra operazione che generi capital gain e via dicendo. Chi opera così è sottoposto talvolta a una notevole dose di stress continuo che non tutti riescono a tollerare.

Cashflow: trattasi di una rendita generata da un investimento “meno rischioso” rispetto le operazioni volte a realizzare capital gain, generalmente i profitti realizzati sono meno elevati ma costanti rispetto quelli ottenuti con capital gain. Una cosa estremamente positiva di questo tipo di investimento è che, dopo averlo impostato, va avanti da solo e necessita semmai di essere tarato ogni tanto, qualche piccolo aggiustamento quello che richiede.

Quindi si adatta perfettamente alla filosofia della indipendenza finanziaria, che presuppone, come detto, di “non lavorare” ed avere molto tempo a disposizione.

Un esempio di investimento da cashflow può essere una casa acquistata e messa a rendita, essa genera costantemente una rendita mensile (l’affitto), poco denaro rispetto la liquidità utilizzata per comprare l’immobile, ma pur sempre una rendita “sicura” e costante.

Altro esempio potrebbe essere sottoscrivere una obbligazione, anche questo prodotto finanziario porta nelle tue tasche una costante somma (la cedola staccata dall’obbligazione), quindi la plusvalenza che si andrà a realizzare è abbastanza sicura (sempre che non si verifichi sfortunatamente che l’azienda che ha emesso l’obbligazione fallisca, in questo caso potremmo perdere l’intero capitale investito…) ed abbiamo “certezza” che essa entri nelle nostre tasche (le cedole vengono staccate a cadenza regolare al sottoscrittore).

Quindi il detto “chi va piano va sano e lontano”, può adattarsi abbastanza bene a questa tipologia di investimento.
Certo va detto che per ottenere delle rendite soddisfacenti da cashflow occorre avere una buona disponibilità di capitale, cosa che non tutti hanno, almeno in una fase iniziale.

Riassumiamo qui sotto le caratteristiche delle due tipologie di investimento:

CAPITAL GAIN CASHFLOW
“Più rischioso” “Meno rischioso”
Più profitto Meno profitto
Profitto realizzato anche in tempi brevi Profitto realizzato in tempi medio/lunghi
Si può investire anche con “poco capitale” Occorre avere una buona disponibilità di capitale
E’ un lavoro continuo Necessita di un effort iniziale, poi l’investimento genera profitti costantemente e non necessità più dell’apporto lavorativo iniziale
Adrenalinico Si dorme meglio

Concludo paragonando l’investimento da capital gain al potere seducente del lato oscuro della forza (citando Guerre stellari) mentre quello da cashflow alla lato luminoso della forza dei cavalieri jedi.

Mi piace introdurre questa simpatica metafora perché mi pare rappresenti abbastanza chiaramente quali possano essere le insidie dietro un investimento da capital gain rispetto quello da cashflow.

Se ci si lascia sedurre dal lato oscuro della forza, con l’illusione di facili e grossi guadagni e si ha una cattiva gestione del proprio money management (per esempio si investe in azioni rischiose gran parte se non tutto il capitale posseduto) si rischia veramente, nella peggiore delle ipotesi, di perdere tutto; bisogna dominare la propria emotività, sull’onda dell’emotività si possono sottostimare i pericoli e fare grossi errori! (non vogliamo commettere l’errore di Dart Fener!).

A parte questa digressione per descrivere meglio i pericoli che si celano dietro investimenti da capital gain, che vanno assolutamente soppesati prima di tutto,

meglio orientarsi verso investimenti da capital gain o cashflow?

Chiaro che una risposta oggettiva a questa domanda non si può dare in quanto dipende molto dal nostro carattere ed indole. Esistono però delle linee guida che a mio modesto parere occorre tenere presenti.

Un famoso coach finanziario americano (Robert Kiyosaki) durante i suoi seminari, per istruire i suoi corsisti usa un gioco da lui ideato (cashflow 101).

E’ noto infatti che la simulazione, attraverso il gioco, stimoli maggiormente l’apprendimento di nozioni pratiche, rispetto una lezione teorica, e poiché un investitore deve agire, la simulazione risulta quantomai appropriata.
In breve lo scopo del gioco è mettere a segno una serie di investimenti che generino sempre maggior cashflow fino a quando le rendite mensili passive accumulate non coprano completamente le tue spese vive mensili per il tuo sostentamento.

Se raggiungi questo obiettivo hai vinto in quanto sei uscito dalla così detta corsa del topo, quel meccanismo per cui sei obbligato a lavorare per poterti sostentare.

Giocando a cashflow Kiyosaki insegna che, specialmente in una fase iniziale, quando il cashflow mensile è ancora basso, cercare di incrementarlo con investimenti da capital gain non è una cattiva idea, in fin dei conti anche lui stesso, prima di diventare proprietario di numerosi immobili in USA, ha acquistato azioni per incrementare il suo cashflow, e tuttora le utilizza, anche se non rivestono la parte più consistente del suo business naturalmente.

Quando nel gioco peschi la carta dell’acquisto azione non riporla nel mazzo, se l’azione è sui minimi di mercato acquista diverse azioni, che poi rivenderai realizzando profitti che poi pian piano ti permetteranno di acquistare il tuo primo immobile!!…

Credo quindi che, specialmente in una fase iniziale di costruzione del proprio portafoglio, ma anche dopo, un massimo del 10% del proprio capitale possa essere investito in azioni.

Attenzione però, non più del 5-10%, per non esporsi alla possibilità, non remotissima, se fate grossi errori, di perdere tutti i vostri soldi!!.
Nella peggiore delle ipotesi, perderete al massimo un 10%, ma nella migliore delle ipotesi potrete realizzare sontuosi capital gain.
(ci tengo a chiarire che sono chiaramente opinioni mie soggettive e personali, attenzione non sono suggerimenti all’operatività che vi sto dando!).

Certo, operare in borsa non è banale, occorre sapere molto bene quando e cosa acquistare, occorre essere esperti e si impara nella pratica a suon di costosi errori.

Anche conoscendo molto bene l’analisi tecnica, non è detto che statisticamente, operando sempre a breve termine, si porti costantemente a casa un profitto.

C’è chi mette in dubbio l’efficacia della analisi tecnica e ciclica e che sostiene che la borsa sia soggetta ad un andamento assolutamente casuale che non è possibile prevedere.

Io credo che la strada del trader puro sia quantomeno un lavoro in cui occorre avere competenze e dedizione continua oltre che una indole particolare che riesca a tollerare stress continuo ed una tenacia e fiducia nelle proprie capacita fuori dall’ordinario.

Altra cosa è la analisi dei fondamentali di un titolo per investimenti a medio/lungo termine, ma anche in questo caso occorre essere informati sullo stato di salute del medesimo.

Seguire le vicende della società quotata in borsa, seguire gli earnings aziendali, attività fondamentale per soppesare la bontà di un titolo, al di la degli andamenti altalenanti di quest’ultimo, dovuti alle speculazioni continue generate dal lavoro dei traders, che offuscano le idee .

In sintesi quindi io privilegio di gran lunga, per mia indole, le rendite da cashflow, ma credo che sia una strategia intelligente destinare una piccola percentuale del proprio protafoglio, per effettuare magari investimenti più rischiosi, ma che possano generare grossi profitti.

Portando agli estremi il mio ragionamento è come se decidessi di acquistare un biglietto della lotteria, so di avere poche probabilità di vincere il premio, ma posso permettermi di acquistarlo, al massimo perdo 15 euro, non mi cambia assolutamente la vita, ma se vinco il premio la mia vita cambia!.

(Le informazioni contenute in questo articolo ed in generale in Conscious Rebirth blog sono pareri personali e soggettivi dell’autore. L’autore declina ogni responsabilità per l’accuratezza e la qualità delle informazioni fornite. Per dettagli vedi la voce disclaimer nel menu in alto alla pagina)

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